Arresto, deportazione e martirio
Il
primo arresto è avvenuto il 28.04 1940. Presso la casa parrocchiale
è arrivata la macchina della gestapo e don Carlo senza nessuna
spiegazione è stato portato via. Il parroco ha preso il suo breviario
e con la massima calma ha salutato il suo organista A. Petkowski e alla
gente che assisteva la scena rivolto il saluto: “Rimaniate con Dio”.
Dopo le sue testimonianze fatte presso la gestapo di Miedzyrzec e Radzyn, il
29 aprile è stato rilasciato libero ed è tornato a Drelow -
sotto una condizione: cioè doveva nei prossimi tre giorni tornare
alla polizia per rilasciare alcuni chiarimenti. La gente gli consigliava di
non ritornare più alla gestapo, di lasciare la città e fuggire
in travestimento borghese, ma lui categoricamente rifiutava tale possibilità
perché abbia dato la “parola di sacerdote” di ritornare. Il 2. 05. 1940
don Carlo ha tornato liberamente alla gestapo ed è stato nuovamente
arrestato e giorno dopo è stato trasportato in prigione di Lublino.
Dopo alcune ore di interrogazioni presso la polizia del distretto di Lublino
è stato portato in prigione hitleriana del Castello di Lublino. Negli
anni di occupazione il Castello è stato uno dei carceri più
pesanti di tutto il territorio polacco. Il 20. O5. 1940 quando muore il
padre di don Carlo, la sua sorella Maria Klimczyk comincia a fare presso la
gestapo il tentativo del suo momentaneo rilascio per dargli la possibilità
di partecipare nel funerale, ma la gestapo la informa del suo trasferimento
in un’altro posto. Certamente questa informazione era falsa, perché il
suo trasferimento sia avvenuto più tardi.
Quando
don Carlo Wajszczuk era nel carcere del Castello lì incontra don
Stefan Ceptowski e per quasi due anni condivide con lui le sofferenze. Il 18
giugno 1940 i prigionieri furono trasportati con il treno merce al campo di
concentramento a Sachsenhausen, ove arrivarono il 20 giugno 1940. In questo
luogo di prigionia don Carlo vi rimase fino al 14 dicembre 1940, segnato col
numero 25746. Durante questo periodo nel
spedì 7 cartoline censurate indirizzate alla famiglia a
Siedlce e agli amici, in particolare all’organista Partkowski di Drelow.
Intanto anche nella parrocchia di Drelow le cose non andavano bene. Dopo che
fu arrestato don Carlo Wajszczuk si verificano gravi cambiamenti. Su ordine
del sindaco di luogo di Radzyn, con decreto del 25 maggio 1940 la chiesa e
la canonica furono prese dai nazionalisti ucraini. Horodek fu ceduto ai
Polacchi. Don Leon Gliszczynski che sostituiva il parroco di Drelow ha
ricevuto dal sindaco del luogo l’ingiunzione di rimuovere l’organo dalla
chiesa di Drelow. Questo avenne nel settembre 1940 dall’organista Antoni
patkowski, il quale con l’aiuto dei parrocchiani, trasportò
l’organo a Przechodziska, e lo collocarono nella casa di Bazyli e
Katarzyna Olesiejuk. Il baldacchino, gli stendardi, la biancheria della
chiesa, i paramenti liturgici e altri oggetti di culto don Gliszczynski li
trasportò a Horodek.
Il
14 dicembre – come rende noto la sede centrale della Croce Rossa Polacca
– don Carlo Wajszczuk dal campo di Sachsenhausen
fu trasportato al campo di sterminio a Dahau, segnato col numero
22572. In questo campo il peso medio di un prigioniero era circa 40 kili.
Nel mese di febbraio 1941
Maria Klimczykowa informè suo fratello don Carlo riguardo alla
parrocchia di Drelow, e sull’arresto dell’organista Antoni Patkowski (
morì il 10 febbraio 1941 ad Auschwitz ).
Dal
mese di marzo fino alla fine dell’anno 1941 è interrotta la
corrispondenza con la famiglia del prigioniero. Questo silenzio fece
inquietare i suoi di casa. La richiesta di sua madre ai Tedeschi in merito
alla liberazione del figlio trovò una risposta negativa. Di questa
risposta negativa don Wajszczuk non venne mai a sapere, perciò
aspettava la liberazione. Dal gennaio 1942 la corrispondenza da don Carlo da
Dahau alla famiglia ricominciò. Nella sua ultima lettera del 17
maggio 1942 scrisse: “ penso che fra un breve periodo, puòdarsi fra
una settimana, cambierò di luogo.Qui mi trovo solo di passaggio.
Appena verrò trasferito vi scriverò e vi darò il mio
nuovo indirizzo”. Allora non si rendeva conto che il “trasporto
d’invalidi “ significava andare nella “camera a gas” per morire. Il
28 maggio don Carlo Wajszczuk si trovo nel “trasporto d’invalidi2 E,
COME TESTIMONIA DON w. Jackiewicz, è morto in quel “trasporto”.
Dato che nei documenti l’ultima informazione risale a questa data, vuol
dire che questo giorno è ufficialmente riconosciuto come giorno della
morte di don Carlo
Leonardo Wajszczuk, nel
campo di concentramento a Dahau.
Il
1 luglio 1942 il comando del campo informò telegraficamente la
famiglia di don Carlo della sua morte. L’8 luglio la madre del defunto
spedì una lettera al comandante del campo chiedendo dei particolari
sulla morte del figlio. Il 15 luglio è arrivata la risposta sequente:
“ In risposta alla sua lettera il Comando del campo di concentramento in
Dahau comunica che il suo figlio, malgrado una premurosa cura
nell’ospedale, è morto il 1 luglio 1942 circa le ore 23.00, dopo
una breve malatia di cuore, di circolazione e per l’ifiammazione
dell’intestino. Della sua ultima volontà non sisa niente”, segue
una firma illeggibile.
La
signora Maria Klimczykowa, sorella di don Carlo, non credette
all’informazione dei Tedeschi, cercava la vertà sulla morte di suo
fratello. Jan Domatala exprigioniero e scrittore del campo di Dahau, nella
sua lettera del 31 luglio 1946 all M. Klimczykowa diede questa informazione
che illumina il problema: il “trasporto d’invalidi” significava la
morte.
ARRESTO, DEPORTAZIONE
E MARTIRIO
Arresto e prigionia nel campo di
Sachsenhausen
Il primo arresto di don Karol Wajszczuk
avvenne il 28 aprile 1940. Davanti alla canonica arrivò un’auto nera della
Gestapo con due gendarmi. Dopo aver verificato la sua identità, gli
ordinarono di salire immediatamente in macchina. Il parroco prese il
breviario e, con calma, si avvicinò all’organista Antoni Patkowski per
salutarlo; alle persone presenti disse: «Rimanete con Dio», poi partì.
Dopo gli interrogatori presso la Gestapo
a Międzyrzec e poi a Radzyń, il 29 aprile fu rilasciato e tornò a Drelów, ma
a condizione che entro tre giorni si presentasse alla Gestapo di Łuków per
ulteriori spiegazioni. I parrocchiani gli consigliarono di non fidarsi dei
tedeschi e di fuggire in abiti civili, ma egli rifiutò perché aveva dato la
sua «parola sacerdotale».
Il 2 maggio 1940 si presentò
volontariamente alla Gestapo di Łuków, dove fu nuovamente arrestato. Il 3
maggio fu trasferito a Lublino e, dopo alcune ore di interrogatorio presso
il comando del distretto, fu incarcerato nel Castello di Lublino, uno dei
luoghi di repressione più duri dell’occupazione tedesca in Polonia.
Il 20 maggio 1940 morì suo padre Piotr
a Siedlce. Sua sorella cercò di ottenere un permesso perché potesse
partecipare al funerale, ma le fu detto falsamente che era già stato
trasferito.
Durante la prigionia nel castello di
Lublino incontrò don Stefan Ceptowski, con il quale condivise la sofferenza
per quasi due anni. Il 18 giugno 1940 furono deportati in vagoni merci al
campo di Sachsenhausen, dove arrivarono il 20 giugno. Don Wajszczuk vi
rimase fino al 14 dicembre 1940 con il numero di prigioniero 25746 e inviò
alcune cartoline censurate alla famiglia e agli amici.
Nel frattempo, a Drelów la situazione
cambiò: nel maggio 1940 la chiesa e la canonica furono consegnate agli
ortodossi e gli arredi liturgici trasferiti altrove.
Martirio nel sistema concentrazionario
nazista
Il 14 dicembre 1940 don Wajszczuk fu
trasferito da Sachsenhausen al campo di Dachau, dove ricevette il numero di
prigioniero 22572.
Secondo le ricerche storiche, fu
successivamente selezionato per un cosiddetto “trasporto degli invalidi”,
termine usato dai nazisti per indicare il trasferimento dei prigionieri
ritenuti inabili al lavoro al centro di eutanasia di Hartheim, vicino a
Linz, dove venivano uccisi nelle camere a gas.
Dal marzo 1941 cessò la corrispondenza
con la famiglia, suscitando grande preoccupazione. La richiesta della madre
di ottenere la liberazione del figlio ricevette una risposta negativa, di
cui egli non venne mai a conoscenza.
Nell’ultima lettera conservata, datata
17 maggio 1942, scriveva:
«Penso che presto, forse già la
prossima settimana, cambierò luogo di residenza; per ora rimango ancora qui.
Quando sarò trasferito, scriverò e darò il nuovo indirizzo».
Poco dopo fu inserito in un trasporto
di invalidi e assassinato nel centro di eutanasia di Hartheim. La data del
28 maggio 1942 è generalmente considerata quella della sua morte, poiché è
l’ultima registrata nei documenti.
Il 1º luglio 1942 l’amministrazione del
campo comunicò telegraficamente alla famiglia la sua morte. L’8 luglio la
madre scrisse al comandante chiedendo maggiori informazioni e il 15 luglio
ricevette una risposta falsa secondo cui era morto per malattia cardiaca,
tipica disinformazione nazista.
Sua sorella, non credendo a queste
spiegazioni, cercò la verità; dopo la guerra fu confermato che il “trasporto
degli invalidi” significava in realtà la morte nei centri di eutanasia.
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